Ci sono cose che hanno un peso.
Il cursore che lampeggia. La pagina bianca. File, Modifica, Visualizza, Finestra.
Perché fai tutto questo. Facciamoci un ragionamento, cinque minuti.
Io. Mi interrompo perché mi squilla il telefono. Un tipo con cui ho lavorato solo una volta, mi chiama con la voce emozionata, e mi chiede se mi può inviare un curriculum. Io gli dico di incontrarci, perché gli potrei prospettare anche altri scenari.
Perché lho fatto?
Perché scrivo questo mentre rimiro di nuovo torrette di avvistamento, e meduse sulla sabbia, con il sapore che ritorna ad essere familiare. Le mani leggermente sudate, e io non sudo mai dalle mani. Scelgo le foto delle soggettive. Dipingile.
Perché mi muovo così. Con il lavoro, con la pazienza e la dedizione. Perché non riesco a mollare certe cose. Eppure, mollo zavorra ogni volta che mi sento leggermente appesantito.
Perché i miei pensieri mi turbano il sonno.
Non mi sono mai trovato a dire E adesso?
Non ho mai avuto latteggiamento da infante di chi si prende tutto quello che vuole, e poi si meraviglia che la stampa estera inizia a denunciare la mancanza di libertà di stampa nel nostro paese.
Non ho mai ricevuto inaspettato una dichiarazione di guerra.
Sento montare la bufera. Cerco di muovere la pressione e i marosi, per calmare il turbinare anticiclonico. Muovo quello che posso.
Stanotte ho sognato di ritornare in un negozio di fotografia, a Parigi, negozio che esiste sono nei miei sogni: è la terza volta che lo incontro.
Cè Pietro, che invece esiste, che mi parla francese e mi mostra una strana Canon A1F (A1 sì, ma A1F che macchina sarebbe?), con un obiettivo 12mm. Siamo sotto questi portici, tipo place des Voges, con le inferriate verticali a fisarmonica. Cè poca luce.
Sento il mio stomaco languire di desiderio.
Scelgo le foto di Napoli. E mi accorgo che sono sporche. Imprecise. Sbavate.
Da quando mi sono liberato dellordine, sono riuscito a scovare piani e rette sghembe che non avrei mai pensato esistessero. Da quando mi sono liberato, sono riuscito a vedere quello che il mondo voleva raccontassi.
Le foto sporche, e a pellicola, di questo universo napoletano.
Ritorno alle torrette di avvistamento. Alle soggettive.
Dove sono oggi?
Sono stabile e ad alta quota. Ottima velocità di crociera, e motori al 40%. Trimmo allineando lorizzonte artificiale. Rotta 360.
Mentre tutto è calmo, rilassato ai comandi, sento dietro il trambusto del lavorio costante. Cè gente là dietro che sta facendo cose speciali. Qualcuno ha preparato da mangiare, altri stanno leggendo ad alta voce. Altri intingono pennelli. Uno è intento a completare il modello di P51 Mustang.
In realtà, non siamo mai fermi. Il rinoceronte scalcia e si smussa il corno. Siamo in quota, sì, riposiamo in una pennichella controllata e schematica, ma la peristalsi pensa ai fasci di muscoli che si aggrovigliano su se stessi, che si torcono, che stringono, e aprono, e spingono, e si allargano, e poi stringono di nuovo, muscoli che si avvolgono a elica, tesi, forti, muscoli - procede.
Siamo in quota. Ma stiamo andando avanti.
E le distrazioni di un tempo? Ricordi cosa facevi quattro o cinque anni fa?
Non sono più distratto, adesso.
Ricordo che mi dicevano la meta, non il viaggio? Ora ti dico che rimane sempre il viaggio, per me, principe e principio. Ma sto eliminando mete che non mi interessano.
Non sono distratto, adesso.
Tutti i miei muscoli si torcono con un unico intento.
Dovresti saperlo, dannazione.
Perché fai tutto questo?
Perché ci sono molte cose da fare.
E il tempo è poco.